CDMX – Policia

Uno degli aspetti che mi ha colpito, e mi ha anche positivamente impressionato, nel nostro viaggio in Messico, e in particolar modo nella nostra breve permanenza a Città del messico, è stata la forte, intensa e massiccia presenza di polizia.
Un sfoggio di muscoli, da parte dello Stato, visibile agli occhi di chi si aggira nella città. Non esiste incrocio che non sia vigilato da almeno un poliziotto armato di tutto punto. Agli occhi del viaggiatore tale manifestazione di forza non può che infondere un certo senso di sicurezza, e, a onor del vero, abbiamo circolato in totale sicurezza e senza alcun imprevisto.
Lo spiegamento di forze, Polizia, Esercito e Marina (con i loro marines) è una costante anche nelle zone più isolate dello Stato federale messicano, in particolare al confine tra i vari stati federali è difficile non essere fermati per un controllo sull’immigrazione, strano a dirsi in un paese che è una spina nel fianco per gli USA proprio per quanto riguarda l’immigrazione clandestina!

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CDMX ’16

Usciti quasi all’alba con l’aria ancora fresca e umida, ci facciamo risucchiare dal caos e dalle strade affollate di Città del Messico.
CDMX ha tutta l’aria della megalopoli: i suoi vialoni trafficati, caotica, indaffarata, con la gente che si muove in fretta e individualmente tra i grattacieli che rendono la capitale simile alle altre città nordamericane.
CDMX è ricca di contrasti tra i quali muoversi, luci ed ombre, antico e moderno, grigia e colorata, ricca e povera.
CDMX è il suo Zocalo, imponente e dispersivo, con i suoi turisti, i taxi colorati, i mendicanti con le loro divise tutte uguali, le piccole postazioni mobili per lucidare le scarpe, gli strillatori che ti invitano a comprare di tutto, dal piatto tipico alle lenti, i murales di Diego Rivera, i mariachi di Piazza Graribaldi, le sue chiese, la polizia in ogni angolo (ma questo merita un discorso a parte).

La Settimana Santa

I riti della Settimana Santa sono  qualcosa di radicato nella mia memoria.
Ogni anno si ripetono gli stessi gesti e si rinnovano le stesse emozioni, mantenendo viva una tradizione popolare che vede tutti partecipi al mistero della fede, tutti insieme a rivivere un sacrificio , “un grande dramma – per dirlo con le parole di Leonardo Sciascia – i cui elementi sono il tradimento, l’assassinio, il dolore di una madre. Ma è davvero il dramma del figlio di Dio che rivive, nei paesi siciliani, il Venerdì Santo?, o non è invece il dramma dell’uomo, semplicemente uomo, tradito dal vicino…”

Eppure quella rappresentazione fatta di statue, con le marce funebri intonate dalla banda e con i lamenti dei cantori, è ancora in grado di suscitare emozioni!

La settimana santa a Porto Empedocle – 2016

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