Il Venerdì Santo a Enna

La mia curiosità e il mio desiderio di conoscere le tradizioni della mia terra, e non solo della terra delle mie origini, quest’anno mi ha portato a Enna per assistere e fotografare i riti del Venerdì Santo (si, io sono uno di quei fotografi che amano fotografare i riti della Settimana Santa).
Sedici confraternite e 2.500 incappucciati hanno dato vita, anche quest’anno, ad una tradizione antichissima, un rito che trae origine dal periodo della dominazione spagnola in Sicilia (XV – XVII Sec.)
Le sedici confraternite, la più antica delle quali, la Confraternita del SS. Salvatore, fu fondata nel 1261, seguendo un ordine prestabilito compongono la processione e, in assoluto silenzio e raccoglimento, attraversano le vie del centro storico della città per arrivare dapprima al Duomo, da dove esce l’urna del Cristo morto accompagnato dal fercolo dell’Addolorata e poi al Cimitero, ex sede del Convento dei Cappuccini, dove viene impartita la benedizione con la reliquia della Spina Santa. Dopo la benedizione la processione viene ricomposta per giungere nuovamente al Duomo. Particolarmente significativo è stato il passaggio delle Confraternite dalla chiesa dell’Addolorata: tutti i confratelli entrano in processione in chiesa per rendere omaggio alla Madre del Cristo, il cui fercolo si accoda alle altre Confraternite per raggiungere il Duomo.

Ho avuto modo di parlare con alcuni confratelli, soprattutto con i più anziani, e lì ho capito quanto importante sia per loro partecipare a questi riti. Un anziano di 71 anni, appartenente alla Confraternita del SS. Salvatore, si rammaricava di non riuscire più a portare l’urna del Cristo morto: raccontava che quando faceva il panettiere, per lui portare il fercolo non era pesante, non lo stancava, tanto che finita la processione, intorno alle 4 del mattino, andava direttamente a lavorare nel suo panificio senza alcun cenno di stanchezza. Un altro anziano confratello, fiero dei suoi 57 anni di partecipazione alla Confraternita, ci diceva che i portatori dell’urna sono 70 mentre i portatori del fercolo della Madonna, appartenenti alla Confraternita Maria SS. Addolorata, sono in totale 80. Questi ultimi si tramandano da padre in figlio (il primogenito) il diritto di portare la statua dell’Addolorata.

Storie fatte di passione, devozione, tradizione, in una parola storie di cultura, la cultura popolare fatta di tradizioni che vanno documentate e raccontate perché sono la storia della nostra terra, la storia del nostro popolo, la nostra storia. Ecco perché io amo fotografare le feste religiose!

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TLAOLA

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Tlaola è un piccolo municipio messicano posizionato tra le montagne della Sierra Norte de Puebla, a est di Città del Messico.
La popolazione, circa 1000 abitanti, è in gran parte costituita dalla comunità indigena dei Nahua, diretti discendenti degli Atzechi. Gente forte, orgogliosa delle prorpie tradizioni e fieri custodi delle biodiversità del loro territorio.
Uno stile di vita semplice, umile, genuino. La giornata inizia al levar del sole, quando uomini e donne si portano nei campi, per poi rientrare al tramonto: i più giovani scaricano le ultime energie nel campo di basket presente al centro del piccolo paese, i più anziani rientrano nelle loro umili dimore.

Un mondo che sembra distante dal nostro, non solo geograficamente: non vi sono bar, niente ristoranti o alberghi, nessun centro commerciale, non c’è rete per i cellulari, eppure la vita scorre lo stesso con un ritmo diverso, con al centro l’uomo e la natura.

E quando chiedo come mai ancora non hanno ancora un ripetitore per i cellulari, mi viene risposto: “Non è necessario!” 

Questa è Tlaola, questo è il Messico dei Nahua

CDMX – Policia

Uno degli aspetti che mi ha colpito, e mi ha anche positivamente impressionato, nel nostro viaggio in Messico, e in particolar modo nella nostra breve permanenza a Città del messico, è stata la forte, intensa e massiccia presenza di polizia.
Un sfoggio di muscoli, da parte dello Stato, visibile agli occhi di chi si aggira nella città. Non esiste incrocio che non sia vigilato da almeno un poliziotto armato di tutto punto. Agli occhi del viaggiatore tale manifestazione di forza non può che infondere un certo senso di sicurezza, e, a onor del vero, abbiamo circolato in totale sicurezza e senza alcun imprevisto.
Lo spiegamento di forze, Polizia, Esercito e Marina (con i loro marines) è una costante anche nelle zone più isolate dello Stato federale messicano, in particolare al confine tra i vari stati federali è difficile non essere fermati per un controllo sull’immigrazione, strano a dirsi in un paese che è una spina nel fianco per gli USA proprio per quanto riguarda l’immigrazione clandestina!

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CDMX ’16

Usciti quasi all’alba con l’aria ancora fresca e umida, ci facciamo risucchiare dal caos e dalle strade affollate di Città del Messico.
CDMX ha tutta l’aria della megalopoli: i suoi vialoni trafficati, caotica, indaffarata, con la gente che si muove in fretta e individualmente tra i grattacieli che rendono la capitale simile alle altre città nordamericane.
CDMX è ricca di contrasti tra i quali muoversi, luci ed ombre, antico e moderno, grigia e colorata, ricca e povera.
CDMX è il suo Zocalo, imponente e dispersivo, con i suoi turisti, i taxi colorati, i mendicanti con le loro divise tutte uguali, le piccole postazioni mobili per lucidare le scarpe, gli strillatori che ti invitano a comprare di tutto, dal piatto tipico alle lenti, i murales di Diego Rivera, i mariachi di Piazza Graribaldi, le sue chiese, la polizia in ogni angolo (ma questo merita un discorso a parte).

Attraversando il Fiume Sosio

Ci sono posti, in Sicilia, nascosti e poco conosciuti, che val la pena scoprire, valorizzare e vivere. La Valle del Fiume Sosio, all’interno del parco dei Monti Sicani, è uno di questi posti, un vero gioiello della natura!
Attraversato il comune di comune di Burgio, in provincia di Agrigento, ci siamo inoltrati nelle campagne circostanti fino a raggiungere il Fiume Sosio. Questo splendido nasce in località Piano Leone territorio di Castronovo di sicilia ( PA ) dove è un piccolissimo ruscello e va ad alimentare il Lago Leone , entra nel territorio di Palazzo Adriano ( PA ) precisamente nelle sorgenti di Monte Scuro,  e qui il piccolo corso d’acqua viene alimentato con la portata delle sorgenti , entrando poi nel territorio di Prizzi ( PA ) va a formare la vallata denominata appunto Sosio, successivamente  rientra nel territorio di Palazzo Adriano (PA ) dove ha alcuni affluenti e va a formare il Lago di Gammauta. Dopo la diga si inoltra nelle gole Du Firriatu e arriva nel territorio di Chiusa Sclafani (PA ). Arrivando a San Carlo ( PA ) il fiume prende il nome di Fiume Verdura sfociando nel Mediterraneo in territorio del comune di Ribera (AG).

Nei pressi del ponte chiamato Tredici Archi, iniziamo la risalita del fiume, immergendoci nelle sue acque fresche, iniziando un percorso di circa 6 km. Un vero e proprio tuffo nella natura più pura, un cammino che ci ha messo in contatto con una natura che spesso trascuriamo nella sua infinita bellezza.

Un sentito grazie all’Associazione Sicani Outdoor e alle guide Carmelo Cancelliere , Paolo Vetrano e Pierfilippo Spoto che hanno reso possibile questa magnifica avventura.