Attraversando il Fiume Sosio

Ci sono posti, in Sicilia, nascosti e poco conosciuti, che val la pena scoprire, valorizzare e vivere. La Valle del Fiume Sosio, all’interno del parco dei Monti Sicani, è uno di questi posti, un vero gioiello della natura!
Attraversato il comune di comune di Burgio, in provincia di Agrigento, ci siamo inoltrati nelle campagne circostanti fino a raggiungere il Fiume Sosio. Questo splendido fiume ha la propria sorgente a Montescuro (664 m s.l.m.) nella Serra Leone nei comuni di Santo Stefano di Quisquina e Bivona ; nel suo tratto più a valle, attraversato il Bosco di S. Adriano, prende il nome di Fiume Verdura, sfociando nel Mediterraneo in territorio del comune di Ribera (AG).
Nei pressi del ponte chiamato Tredici Archi, iniziamo la risalita del fiume, immergendoci nelle sue acque fresche, iniziando un percorso di circa 6 km. Un vero e proprio tuffo nella natura più pura, un cammino che ci ha messo in contatto con una natura che spesso trascuriamo nella sua infinita bellezza.

Un sentito grazie all’Associazione Sicani Outdoor e alle guide Carmelo Cancelliere , Paolo Vetrano e Pierfilippo Spoto che hanno reso possibile questa magnifica avventura.

La Settimana Santa

I riti della Settimana Santa sono  qualcosa di radicato nella mia memoria.
Ogni anno si ripetono gli stessi gesti e si rinnovano le stesse emozioni, mantenendo viva una tradizione popolare che vede tutti partecipi al mistero della fede, tutti insieme a rivivere un sacrificio , “un grande dramma – per dirlo con le parole di Leonardo Sciascia – i cui elementi sono il tradimento, l’assassinio, il dolore di una madre. Ma è davvero il dramma del figlio di Dio che rivive, nei paesi siciliani, il Venerdì Santo?, o non è invece il dramma dell’uomo, semplicemente uomo, tradito dal vicino…”

Eppure quella rappresentazione fatta di statue, con le marce funebri intonate dalla banda e con i lamenti dei cantori, è ancora in grado di suscitare emozioni!

La settimana santa a Porto Empedocle – 2016

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Diario di bordo

Ore 3,30:  Ci troviamo davanti “O’Scià”.

Salutiamo l’equipaggio con pochi convenevoli e saliamo a bordo, pochi minuti dopo il peschereccio lascia gli ormeggi.

Inizia così la nostra giornata di pesca, tra il dondolio del mare e il rumore del motore diesel. Si preparano le reti, si raggiunge il punto giusto dove calarle, e intanto il sole ci regala lo spettacolo del suo levarsi dal mare. Uno spettacolo che si ripete ogni giorno, come il ripetersi quotidiano dei gesti dei pescatori: gesti fatti di preparativi, lunghe attese e frenetici istanti, incertezze per l’esito della pesca e certezze date dai costi da affrontare per ogni singola battuta di pesca.

Si fa sera, il sole tramonta, le reti sono salpate, il pescato si sistema nelle cassette.

Ore 21,00: O’Scià rientra in porto, si scarica il pesce ben sistemato nelle cassette, scendiamo anche noi un po’ barcollanti; la giornata di pesca è finita, è ora di riposare, tra qualche ora, loro, riprenderanno il mare.

“Diario di bordo” vuole essere un racconto del lavoro quotidiano svolto da questi uomini di mare, i pescatori: un lavoro duro, colmo di difficoltà (legislazione, caro-gasolio, fermo biologico, intemperie) da affrontare ogni giorno, ma che conserva ancora, nel suo aspetto più intimo, una poesia che solo il mare sa donare.

Nino Seviroli

Un omaggio ad un grande artista, attore e “cuntastorie”.  Attraverso i suoi canti, i suoi racconti e i suoi aneddoti, sempre al confine tra fiaba, legenda e storie vere, tramanda le nostre tradizioni con amore e passione.
Impossibile non rimanere affascinati dalle sue parole e dal suo gesticolare, così come impossibile è non rimanere affascinati dalla sua personalita, eclettica, allegra, ma di una profondità unica.

E come si dice sul palcoscenico: signore e signori…. Nino Seviroli

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