Diario di bordo

Ore 3,30:  Ci troviamo davanti “O’Scià”.

Salutiamo l’equipaggio con pochi convenevoli e saliamo a bordo, pochi minuti dopo il peschereccio lascia gli ormeggi.

Inizia così la nostra giornata di pesca, tra il dondolio del mare e il rumore del motore diesel. Si preparano le reti, si raggiunge il punto giusto dove calarle, e intanto il sole ci regala lo spettacolo del suo levarsi dal mare. Uno spettacolo che si ripete ogni giorno, come il ripetersi quotidiano dei gesti dei pescatori: gesti fatti di preparativi, lunghe attese e frenetici istanti, incertezze per l’esito della pesca e certezze date dai costi da affrontare per ogni singola battuta di pesca.

Si fa sera, il sole tramonta, le reti sono salpate, il pescato si sistema nelle cassette.

Ore 21,00: O’Scià rientra in porto, si scarica il pesce ben sistemato nelle cassette, scendiamo anche noi un po’ barcollanti; la giornata di pesca è finita, è ora di riposare, tra qualche ora, loro, riprenderanno il mare.

“Diario di bordo” vuole essere un racconto del lavoro quotidiano svolto da questi uomini di mare, i pescatori: un lavoro duro, colmo di difficoltà (legislazione, caro-gasolio, fermo biologico, intemperie) da affrontare ogni giorno, ma che conserva ancora, nel suo aspetto più intimo, una poesia che solo il mare sa donare.

Nino Seviroli

Un omaggio ad un grande artista, attore e “cuntastorie”.  Attraverso i suoi canti, i suoi racconti e i suoi aneddoti, sempre al confine tra fiaba, legenda e storie vere, tramanda le nostre tradizioni con amore e passione.
Impossibile non rimanere affascinati dalle sue parole e dal suo gesticolare, così come impossibile è non rimanere affascinati dalla sua personalita, eclettica, allegra, ma di una profondità unica.

E come si dice sul palcoscenico: signore e signori…. Nino Seviroli

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La chiesa di campagna

Percorrendo la strada che unisce i comuni di Aragona e Comitini, incontro una vecchia chiesetta di campagna, ormai in rovina e quasi distrutta. All’interno vi sono ancora dei segni di fede religiosa: su quello che una volta era l’altare, c’è attaccata un’immagine della madonna, una foto di Livatino ed una di Don Puglisi, simboli e nuovi martiri della nostra terra.
Entrare dentro la chiesetta è stato come fare un viaggio immaginario, un viaggio nel tempo. Immaginare i fedeli che vivevano nelle campagne vicine che, col vestito buono addosso, riempivano quello spazio ormai pieno solo del silenzio che si respira tutt’intorno.

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